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Metaverso, VR e metafuffa…

E va bene, parliamo di metaverso. O meglio, parliamone ancora. Il metaverso è un argomento sul quale ormai sento le affermazioni più disparate. Ogni tanto mi chiama qualcuno e mi dice:

  • Facciamo qualcosa nel metaverso?
  • Sì ma cosa?
  • Non so, una roba che si vende
  • Beh, semplice…

Ricordo che accadeva qualcosa di simile qualche anno fa, quando Apple sfornò i primi iPad e un autodefinitosi guru della tecnologia mi disse con grande serietà e convinzione: “È solo una moda passeggera, a cosa vuoi che serva un tablet? Questa roba è completamente inutile”.

Ma, a parte questo guru illuminato, in giro c’era un fermento totale e sentivo di continuo persone che mi dicevano:

  • Facciamo qualcosa su iPad?
  • Si ma cosa?
  • Non so, una roba che si vende
  • Beh, semplice…

Ma ritorniamo al controverso tema metaverso. Che cosa è? Ne ho già parlato in abbondanza e credo sia sostanzialmente l’argomento filosofico preferito di gente che ancora non ha capito di cosa si tratta. Metaverso è una realtà digitale, parallela in cui passare del tempo e udite, udite: spendere denaro per la maggior parte, guadagnarlo per i pochi che ci riescono. E allora via a una marea di comunicati stampa che annunciano il nulla: nasce la prima agenzia immobiliare del metaverso, ecco la prima etichetta discografica del metaverso, la prima agenzia di comunicazione del metaverso, l’azienda che fa riunioni nel metaverso, e via ancora, ma poi se cerchi questi pionieri, queste avanguardie illuminate dell’innovazione, non le trovi da nessuna parte. Ed ecco che il metaverso diventa immediatamente metafuffa… Eppure non bisogna fare di tutta l’erba un fascio perché ci sono aziende che ci lavorano seriamente e stanno creando le basi per i mondi del futuro. Come non citare Over per esempio, che ha mappato l’intero pianeta e di fatto vende spazi su questo universo parallelo che chiunque può acquistare per farci quello che gli pare.

Ma come tu non credi nel metaverso?

Io ho iniziato la mia carriera qualche decennio fa come giornalista IT. Smontavo e assemblavo PC in un “giornalino” che si chiamava Computer Magazine e vendeva 100mila copie al mese. Testavo schede video, schede madri, processori, accessori e software di qualunque tipo, scrivevo articoli su tutto ciò che la tecnologia produceva, ricordo benissimo anche Second life e la noia mortale che generava. Ho visto clamorosi fiaschi e trovate geniali, ma non sono mai stato un guru. Quindi non dirò mai: “È solo una moda passeggera, a cosa vuoi che serva?” Ma a tutti quelli che parlano di immersività chiedo: avete mai indossato dei visori? Avete provato davvero cosa vuol dire Realtà Virtuale? Perché se pensate che il futuro sia quello che si vede dalla finestrella di uno smartphone, cade il concetto stesso di coinvolgimento totale che dovrebbe invece caratterizzare questo nuovo universo parallelo.

Secondo Gartner, nel 2026 il 25% della popolazione mondiale spenderà almeno un’ora al giorno nel metaverso e quasi un’azienda su 3 (il 30%) avrà un prodotto o servizio che fa leva sul metaverso.

In questo momento, è sempre più palese che metaverso sia spesso solo metamarketing: un insieme di app e ambienti, scollegati tra loro, anzi, chiusi a tenuta stagna. Ognuno il proprio orticello. Ognuno le proprie regole. Se intendiamo il metaverso come lo ha definito Matthew Ball “un network interoperabile di mondi virtuali tridimensionali”, beh, allora mettiamoci l’anima in pace, perché il metaverso semplicemente ancora non c’è, è solo un’illusione… A scanso di equivoci, io mi sono comprato dei visori Oculus Quest2. La parte di giornalista IT che è in me si è risvegliata e mi ha detto: “Non permetterti di scrivere nulla se non hai una tua idea a riguardo che ti sei fatto tassativamente sul campo”. E così ho provato a capire, perlomeno nell’universo Meta, cosa esattamente si poteva fare. Quello che quindi racconto è la mia esperienza, empirica e senza nessuna valenza universale. Andiamo per step.

Nel metaverso si può lavorare a distanza come se fossimo vicini

Ma neanche per sogno! Indossa il visore e prova a scrivere con una tastiera virtuale o interagire con dei pupazzetti che sarebbero i tuoi colleghi. Io ci ho provato. Dopo un’ora in cui abbiamo provato a stringerci la mano e parlare seriamente, mi sono chiesto perché non usare Zoom o farci una telefonata comodamente seduti ognuno alla propria scrivania, mentre ogni tanto guardi fuori dalla finestra o ti passi le mani nei capelli (per chi ce li ha), sorseggi dell’acqua o un caffè? Cose che con un visore in testa, non sono esattamente naturali. Ma certo, se fai copia e incolla di articoli presi in giro e non hai mai messo in testa uno di quei cosi, non puoi saperlo. Per come la vedo io, non mi sognerei mai di lavorare con mezzo chilo di visore in testa. Ma ovviamente siamo ancora nella preistoria di ciò che potrà essere e questa mia opinione vale per quello che io ho provato adesso. La mia soglia di tolleranza (indossando degli occhiali sotto i Quest2) è di due ore. Quindi cosa posso fare in questo lasso di tempo, che sia effettivamente immersivo, esperenziale, coinvolgente? Di sicuro non lavorare, per lo meno non nel senso più comune del termine.

Il business del metaverso

Una cosa è certa, all’ombra di questo termine si muove tanto denaro: terreni virtuali che si vendono e investimenti di ogni tipo. Secondo Gartner, nel 2026 il 25% della popolazione mondiale spenderà almeno un’ora al giorno nel metaverso e quasi un’azienda su 3 (il 30%) avrà un prodotto o servizio che fa leva sul metaverso. Guardarlo con attenzione, studiarlo e provare a metterci un piede è a mio avviso importante, ma è bene sapere fin da subito che nulla è certo. Checché se ne dica, nessuno saprà mai come risponderà il mercato vero, quello fatto di gente che apre il portafoglio e decide di spendere cripto, dollari o euro per comprare prodotti o servizi nel metaverso. Il rischio vero di costruire immense cattedrali nel deserto, quello si che è reale.

Nel 2021 sono stati circa 8,7 milioni i visori Oculus Quest2 venduti nel mondo con una quota di mercato di circa il 78%

Secondo fonti non ufficiali, nel 2021 sono stati circa 8,7 milioni i visori Oculus Quest2 venduti nel mondo con una quota di mercato di circa il 78%. Insomma, c’è ancora tanta strada da fare ed è giusto essere consapevoli. Credo che quello che accade adesso ricalchi un po’ quanto accadde con la corsa all’oro americana. Furono in pochi a trovare pepite grosse che permettessero loro di diventare ricchi. Quelli che si arricchirono davvero furono i venditori di pale, picconi e carriole.

Nel metaverso si possono visitare luoghi che mai avremmo la possibilità di vedere dal vivo

A mio avviso, questa è la killer application. Ho scaricato di tutto e cestinato quasi tutto dopo poco, ma ho passato tanto tempo con Wander, un’app che ti permette di visitare il mondo con le mappe di Google passando per luoghi che mai avrei avuto la possibilità di vedere. Tra l’altro, mentre ti trovi a visitare piazze, monumenti, paesaggi, ti capita di incontrare gruppi di persone con una guida locale che racconta e spiega quello che vedi. Puoi unirti a loro e vivere davvero un’esperienza affascinante. Ci sono filmati immersivi su YouTube VR ai quali si accede da Quest2 che meritano davvero di essere visti: potrai trovarti in una capanna di beduini o seguire la marcia di una colonna di elefanti. Per non parlare di Brink Traveler un’app che ti porta in paesaggi di montagna mozzafiato realizzati con una qualità eccezionale. Ho fatto indossare il visore a mia suocera e ha potuto visitare le montagne rocciose con Brink, trovarsi nel centro di Londra mentre delle macchine le sfrecciavano di fianco, o essere nelle profondità marine per guardare degli squali scivolare negli abissi.

Io credo che sia questo il vero potenziale su cui puntare e che effettivamente può offrire tanto. Per come la vedo io Quest2 e l’immersività totale che è in grado di offrire, ha una valenza fenomenale per ciò che riguarda i viaggi, il gioco, gli spettacoli, il divertimento. Trovarsi sul palco o in un teatro mentre la tua band preferita suona, vedere un incontro di box al bordo del ring, sono esperienze davvero emozionanti. Esperienze per cui si pagherebbe, perché regalano divertimento puro, emozioni vere. Magari da condividere insieme a un amico o un’amica che partecipa insieme a te all’evento per commentare in tempo reale quello che si vede e si sente. Credo sarà sempre più naturale acquistare biglietti per assistere a spettacoli virtuali senza muoversi da casa. Per vedere mostre, performance di qualunque tipo. Potrebbe rappresentare nuova linfa per concerti e spettacoli in genere tanto martoriati dalle restrizioni della Pandemia.

Vedere un concerto seduto in prima fila o sul palco coni propri beniamini, è un’esperienza memorabile. I Foo Fighters hanno prodotto video immersivi davvero interessanti.

Anche il settore learning/education potrà trarre grande beneficio. Fare una passeggiata per Roma antica o intorno a una piramide in costruzione durante una lezione di storia produrrebbe certamente un livello di coinvolgimento eccezionale. Ho guardato a bocca aperta alcuni video commentati da David Attenborough in cui puoi ammirare la vita segreta delle piante da una prospettiva mai vista prima. Potrebbe diventare normale visitare l’appartamento che si vuole ristrutturare o acquistare, oppure guardare dal balcone della camera d’albergo che stai per prenotare. Insomma, potenzialità infinite in questo genere di applicazioni. Per il resto, boh, non ci vedo uno strumento di lavoro, trovo scomodo e frustrante quella che viene venduta come una nuova forma di interazione professionale per fare call, riunioni, presentazioni e così via. Insomma, il visore allo stato attuale è un bel giocattolo divertente e il metaverso, beh, il metaverso al momento è fondamentalmente un’idea e neanche tanto chiara. Ma questo, vi prego, non ditelo a nessuno.

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